La maestra d’asilo

Si è appena svolto presso il Tribunale di Torino il processo di primo grado che ha visto come vittima una maestra d’asilo ventenne. Nei mesi scorsi i mezzi di comunicazione hanno parlato molto della vicenda e ne hanno seguito gli sviluppi. L’educatrice lavorava in un asilo vicino a Torino. Tre anni fa l’ex fidanzato ha reso pubblici diverse foto e due video intimi di lei. La madre di una bambina dell’asilo li ha diffusi ulteriormente su WhatsApp e ha informato la direttrice, che ha costretto la maestra alle dimissioni dopo averla diffamata. Queste sono le persone maggiormente coinvolte nella vicenda.

Non riportiamo gli insulti che la ragazza ha ricevuto, diciamo che l’ex fidanzato e le persone sul posto di lavoro le avevano detto di non denunciare l’accaduto per non incorrere in conseguenze ancora peggiori. Invece l’educatrice ha denunciato e adesso la situazione è la seguente. Il ragazzo deve risarcire il danno e da alcuni mesi ha iniziato a svolgere un anno di servizi socialmente utili. Pochi giorni fa il giudice ha condannato a un anno e un mese di reclusione la direttrice e a un anno di reclusione la mamma dell’alunna che ha diffuso ancora di più le immagini.

I giornali hanno riportato alcune testimonianze del processo. La madre della maestra ha detto che la figlia per mesi non è uscita di casa, ha mandato tantissimi curriculum per trovare un nuovo impiego, ma senza risultati. Un’amica ha dichiarato che la ragazza “non mangiava, non si lavava. Bisognava costringerla ad alzarsi dal letto e gettarla a forza sotto la doccia. Quando ha saputo che le sue foto erano state divulgate ha avuto un crollo emotivo”.

Di solito si adopera l’espressione inglese revenge porn per descrivere la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Per l’Accademia della Crusca in italiano si può dire pornovendetta, che dal 2019 nel nostro Paese è un reato punibile da uno fino a sei anni di reclusione e con una multa fino a quindicimila euro. Ad oggi l’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo dove c’è una legislazione su questo argomento.

Lo scorso novembre la sindaca di Torino Chiara Appendino si è messa in contatto in videochiamata con l’educatrice e le ha espresso la vicinanza sua e della città. “Non ci si può sentire in colpa per colpe che non si hanno. Se ritenete di essere sotto ricatto, denunciate”.

Per Chiara Appendino questa vicenda è la “punta dell’iceberg di un modello culturale sessuofobico, maschilista e violento che permea ancora troppi strati della società. Forse è ora di insegnare alle nostre figlie e ai nostri figli che fare sesso, in maniera consapevole, consenziente e serena è una cosa bellissima. E che questo non condiziona minimamente, nella maniera più assoluta, né la morale, né l’immagine, né la professionalità di chicchessia. Se qualcuno ha paura del sesso dovrebbe pensare a come togliersela piuttosto che instillarla in altri”.

L’ex calciatore della Juventus Claudio Marchisio ha detto la sua opinione sulla sua pagina Facebook. “Giusto per chiarire la questione: il video hard della maestra in realtà si chiama revenge porn. Il revenge porn è un reato, oltre che una terribile violenza. Fare sesso non è un reato (neanche per le maestre). Lei è innocente. Lui un criminale, oltre che uno stronzo”.

Circa duecento tra giornaliste e donne dello spettacolo hanno espresso la propria solidarietà all’educatrice con una lettera.

Armando Guida

 

Foto nell’articolo:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Asilo_Fontevivo_(5)_sez_blu_interno.jpg

Autore: Architetto Vincenzo Mainardi

This file is licensed under the Creative Commons Attribution 3.0 Unported license.

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