Unione europea e Turchia

Lo scorso aprile c’è stato un incontro al vertice tra Unione europea e Turchia seguito da polemiche per un incidente di protocollo. Il presidente turco Erdogan ha ricevuto ad Ankara, la capitale del Paese, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Nella sala della riunione c’era una sola sedia per gli ospiti ed Erdogan vi ha fatto accomodare Michel. Sono seguiti momenti di imbarazzo: Michel non ha avuto la prontezza di alzarsi e cedere il posto a von der Leyen, che è rimasta in piedi e perplessa per la situazione. Poi il presidente turco l’ha fatta accomodare su un divano ad alcuni metri di distanza e l’incontro ha avuto inizio.

Ursula von der Leyen, ex ministra della Difesa tedesca, è presidente della Commissione europea, il governo comunitario.

Charles Michel, ex primo ministro belga, è presidente del Consiglio europeo, l’istituzione che riunisce i capi di Stato o di governo dei Paesi dell’Unione.

Appena sono circolate le immagini della sedia mancante, sono cominciate pure le polemiche. La vicenda ha evidenziato il tema della parità di genere che riguarda soprattutto le donne, pure nelle cariche più alte.

Eric Mamer, francese, è il portavoce della Commissione; ha detto che il rango diplomatico di von der Leyen e Michel “è lo stesso” e che la presidente della Commissione europea doveva sedersi “esattamente allo stesso modo” del presidente del Consiglio europeo e del presidente turco.

Il portavoce ha precisato che il servizio per il protocollo della Commissione non era presente durante questa visita a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria.

Sophie in’t Veld, eurodeputata olandese, ha pubblicato su Twitter le foto di due analoghi incontri svoltisi recentemente: Erdogan e i due leader di allora dell’Unione europea, entrambi uomini, erano seduti vicino e su sedie uguali. L’autrice del post ha quindi domandato a Michel: “Perché @eucopresident è rimasto in silenzio?”

Alcuni giorni dopo egli ha dato la seguente spiegazione. “Mi spiace molto per l’accaduto. Ho già espresso il mio rincrescimento alla signora von der Leyen e a tutte le donne. Vi assicuro che da allora non dormo bene la notte e che nella mia testa ho riavvolto il film dell’episodio decine di volte. Assumo la mia parte di responsabilità.

Ho avuto qualche secondo per decidere l’atteggiamento da avere. Sul momento, la mia impressione è stata che una eventuale reazione avrebbe messo in dubbio il lungo lavoro diplomatico che aveva preparato la nostra visita. Inoltre, non volevo avere nei confronti della signora von der Leyen alcun atteggiamento paternalista. Detto ciò, rispetto le opinioni contrarie e capisco le critiche che mi sono state rivolte”.

Durante un incontro tra le due cariche, von der Leyen ha detto a Michel che una situazione del genere non dovrà ripetersi mai più; in un’altra occasione, davanti al Parlamento europeo, si è espressa con queste parole.

“Sono la prima donna a essere presidente della Commissione europea ed è così che mi aspettavo di essere trattata nel viaggio in Turchia, come una presidente della Commissione. Non riesco a trovare una giustificazione e devo concludere che quello che è successo è accaduto perché sono una donna.

Mi sono sentita ferita come donna e come europea, questo riguarda i valori che sono alla base della nostra Unione e dimostra quanto dobbiamo ancora fare perché le donne siano trattate con parità.

Una cosa del genere sarebbe successa se avessi portato un abito con una cravatta?

Quando sono arrivata al meeting c’erano telecamere nella stanza e grazie a loro il video è diventato virale. Non c’era bisogno di sottotitoli o spiegazioni, le immagini parlavano da sole”.

Il viaggio ad Ankara dello scorso aprile si è svolto poche settimane dopo l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Instanbul contro la violenza sulle donne, una decisione criticata dall’Unione europea e da tutto il mondo.

L’incidente di protocollo ha messo in secondo piano sui mezzi d’informazione i motivi per cui la riunione era stata organizzata. Tra gli argomenti in discussione i più importanti erano due.

L’Unione europea dal 2016 aiuta finanziariamente la Turchia ad ospitare quattro milioni di profughi siriani in fuga dal loro Paese per la guerra civile; von der Leyen e Michel hanno chiesto a Erdogan di continuare ad ospitare i profughi con la promessa di nuovi aiuti economici.

Ma i due leader europei hanno chiesto il rispetto dei diritti umani, definiti “non negoziabili”.

Armando Guida

 

Foto nell’articolo:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:European_flag_in_Karlskrona_2011.jpg

Autore: MPD01605

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