Valore non riconosciuto in vita (1)

Ci sono personaggi famosi, uomini e donne, che non hanno visto riconosciuto in vita il loro valore.

Oggi iniziamo questo argomento, parlando di Georges Bizet, il compositore francese dell’opera lirica “Carmen”.

Figlio unico di una famiglia di musicisti, egli nacque a Parigi nel 1838; frequentò il Conservatorio della capitale; nel 1857 vinse il Prix de Rome, un ambito riconoscimento che veniva conferito dallo Stato francese ad artisti meritori, che gli diede la possibilità di soggiornare a Roma per tre anni.

In seguito egli tornò a Parigi dove ebbe una vita senza tutte le soddisfazioni professionali che avrebbe voluto; nel 1869 si sposò e dal matrimonio nacque un figlio.

Agli inizi degli anni settanta dell’Ottocento Bizet cominciò a lavorare alla “Carmen”, che venne rappresentata per la prima volta nel 1875 al Teatro “Opéra-Comique” di Parigi con giudizi negativi da parte del pubblico e della critica.

Sempre nel 1875 lo Stato francese gli conferì l’onorificenza di Cavaliere della Legion d’onore.

Egli morì prematuramente pochi mesi dopo, nel 1876 vicino Parigi, senza conoscere il successo che il suo ultimo lavoro avrebbe avuto da lì a poco tempo.

Può accadere che un’opera lirica, e più in generale una novità, all’inizio non venga accolta positivamente. Per esempio “La traviata”, un’altra opera molto famosa, quando fu rappresentata per la prima volta al teatro “La Fenice” di Venezia nel 1853 “fece fiasco”, come disse il suo compositore Giuseppe Verdi.

La “Carmen” all’inizio non fu accolta positivamente perché rappresentò un elemento di rottura rispetto al passato: sia per l’ambientazione popolare e sia per il finale tragico con la protagonista uccisa dal suo ex amante.

Essa si basa sulla novella omonima dello scrittore francese Prosper Mérimée del 1845.

Tra le opere liriche più famose, la “Carmen” di Georges Bizet e “Il flauto magico” di Wolfgang Amadeus Mozart sono le sole due a non essere state scritte in italiano. Esse sono state scritte rispettivamente in francese e in tedesco.

La vicenda è ambientata in Spagna, a Siviglia, agli inizi dell’Ottocento. Don José, un giovane brigadiere, si innamora di Carmen, una zingara molto bella che lavora in una manifattura di tabacco. La storia tra i due dura poco perché ella si innamora del torero Escamillo.

Il momento più importante e più intenso di tutta l’opera è alla fine, quando la protagonista rifiuta la proposta di Don José di ritornare insieme con parole di grande forza.

«Jamais Carmen ne cédera! («Carmen non cederà mai!)

Libre elle est née et libre elle mourra!» (Libera è nata, e libera morirà!»)

Alcune musiche di questa rappresentazione sono diventate molto popolari, tanto da essere conosciute pure da chi non va a teatro. Per esempio il Preludio suonato dall’orchestra con ritmo veloce, la musica più lenta dell’“Habanera” cantata da Carmen e poi la “Canzone del Toreador” cantata da Escamillo.

Le voci nella lirica sono di diversi tipi, dalle più gravi alle più acute.

La voce più grave maschile è il basso, poi a salire c’è il baritono e il tenore. La voce più grave femminile è il contralto, poi a salire c’è il mezzosoprano e il soprano.

Carmen è un mezzosoprano, Don José un tenore ed Escamillo un baritono.

Concludiamo con alcune curiosità.

Enrico Caruso e Luciano Pavarotti, entrambi tenori, sono stati Don José.

Maria Callas e Renata Tebaldi, entrambe soprani, hanno cantato l’”Habanera”.

«Devo molto a Bizet» diceva Maria Callas. «Fu la sua “Carmen” ad affascinarmi per prima, forse a decidere della mia vita. Andavo, ricordo, da una stanza all’altra della casa, ripetendo infinite volte l’adescante Habanera».

Armando Guida

 

Foto nell’articolo:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Texture_-_dark_sky_(8661481770).jpg

Autore: Angela Marie from NRW/Germany

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